La concezione della scienza economica nel sistema epistemico portolaniano
In questo breve saggio si definisce un nuovo modello generale di produzione, alternativo al capitalismo, a partire da ciò che l’economia è, o dovrebbe essere, secondo la sua essenza.
Questi principii sono i seguenti:
- l’oggetto dell’economia non può essere la sostenibilità, ma deve essere il benessere;
- destinatario (beneficiario) del benessere non può essere un individuo, o una classe sociale, ma deve essere di necessità tutto intero il genere umano;
- se destinatario del benessere secondo un dato modello economico, è solo una parte del genere umano, questo sistema non è “economia”, ma è solo un modello sociologico di potere, che solo simula l’economia;
- il capitalismo, come libertà degli attori economici e nessun ruolo di intervento dello Stato (liberismo) vuole essere un modello di economia, ma i risultati reali, anche a carattere statistico, dimostrano che esso non lo è;
- gli studi portolaniani del capitalismo (economia di mercato) si caratterizzano in questi tre modi:
- approccio di tipo non ideologico, ovvero non polemico;
- piena valorizzazione morale del capitalismo;
- constatazione che questo modello non funziona, dove a fallire non è solo il lavoratore, ma anche lo stesso imprenditore, e perfino il grande imprenditore;
- gli studi portolaniani mostrano come il capitalismo è un modello che non è mai esistito nella realtà effettiva; esempi:
- l’industria del petrolio è sempre stata un cartello;
- le industrie d’armi sono più simili allo Stato: vivono di commesse pubbliche in armi, sostenute dalla tassazione;
- solo le industrie automobilistiche sono più simili al mercato libero, ma anche qui ci sono innumerevoli fattori che le distinguono sa questo:
- sono un oligopolio obbligato dovuto alle dimensioni delle economie di scala;
- spesso vivono di sussidi (esempio della FIAT negli anni ’80);
- non sono libere da condizionamenti ideologici (ad esempio, resistenze politiche delle concessionarie all’introduzione dell’e-commerce per motivi occupazionali e dunque anacronistici e in ogni caso contrari alle leggi della concorrenza;
- in Italia il mercato della televisione dall’epoca Berlusconi dimostra tutto un insieme di condizionamenti politici sulle regole dell’economia di mercato (questione delle frequenze televisive);
Sulla base di queste prime considerazioni, si definisce l’economia come la scienza che studia, realizza e ottiene tecnicamente la produzione del benessere per tutti gli esseri umani (per tutto insieme il genere umano).
Da questa concezione, di tipo universalistico, si ricava che
- il sistema economico esclude per essenza povertà e precarietà
- e se si considera il benessere non solo in termini quantitativi, ma anche qualitativi, con riferimento alla qualità della vita, esso deve escludere anche lo sfruttamento del lavoratore.
E’ una utopia? Non ci si interroga qui circa le condizioni di reale fattibilità di un tale modello di sviluppo, il quale non si definirebbe neppure di tipo socialista, essendo scientifico: in questo studio ci si è limitati a dire che cos’è l’economia e che cosa non è economia:
- un modello di produzione generale che non realizza queste condizioni non è economico, è solo sociologica forma di potere, come si è detto;
- si ripete: economia è solo questa:
- benessere
- per tutti gli esseri umani (per tutta l’umanità)
- senza povertà, precarietà, sfruttamento.
E’ pacifico che l’economia deve altresì rispettare queste condizioni:
- le risorse, anche se non dovessero essere scarse, devono essere trattate come se lo fossero, per evitare sprechi;
- valgono le leggi della domanda, dell’offerta e del prezzo di equilibrio;
- valgono ancora i concetti di scarsità, utilità, marginalità, preferenza, profitto;
- il tutto però nella considerazione che deve valere il principio di massimizzazione del benessere;
- si escludono i principii di sufficienza e di sostenibilità, che sono anche pretesti per escludere parte del genere umano dal progresso e dal benessere, o per modificare (leggi abbassare) gli standard di benessere delle popolazioni dell’Occidente ricco del pianeta.
Domanda: 1,5 miliardi di cittadini cinesi, e 1,5 miliardi di cittadini indiani, possono vivere secondo standard di benessere consolidati come quelli, ad esempio, presenti in USA e in Europa? Ci sono abbastanza risorse energetiche per garantire in ogni città cinese e indiana standard di industrializzazione (settore manifatturiero) e di urbanizzazione secondo i canoni dell’Occidente?
Riposta: Non è detto che la risposta sia positiva, ma è certo che il sistema economico, anche se non ci riesce, deve tendere comunque, perché sia realmente economico, alla massimizzazione del benessere: senza questa tensione non si può parlare realmente di economia.
Pordenone, 5.8.2025
Giulio Portolan
I FONDAMENTI DELLO STANDARDISMO COME NUOVO MODELLO GENERALE DI PRODUZIONE ECONOMICA ALTERNATIVO AL CAPITALISMO
di Giulio Portolan (*)
Il sistema economico da me teorizzato è elementare e pare a determinazione obbligata, se per economia si intende la scienza della produzione del benessere a vantaggio di tutto il genere umano.
Si distinguono due livelli di produzione:
- uno per le masse (= popolazione mondiale);
- un altro per le élite.
Il sistema che funziona con il prezzo di equilibrio tra domanda e offerta di mercato, è il secondo, che vale per i beni detti di lusso.
Il primo livello serve per le masse e produce beni detti di massa.
- beni di massa per il livello massa (larga parte della popolazione mondiale);
- beni di lusso per il livello élite.
Il primo livello che quello che qui ci interessa. Esso funziona secondo questi due esempi:
- in una città scelta per la manifestazione degli alpini, questi costruiscono cucine portatili per sfornare cibo non in base al rapporto domanda e offerta, ma con un prezzo standard sulla base di una stima della domanda;
- trattasi quindi di una forma di economia militare.
Questo livello identifica l’economia come la scienza dell’organizzazione ottimale delle risorse per garantire a tutto il genere umano accesso ai beni di consumo per la sua sopravvivenza standard.
Quindi:
- per il primo livello massa (= popolazione mondiale), vale l’equazione:
economia = organizzazione;
- per il secondo livello lusso (= élite = classe dirigente), vale l’equazione:
economia = libero mercato (= meritocrazia).
In aggiunta, valgono i seguenti elementi integrativi del nuovo modello:
- sostituzione della moneta con un indice-card che misura il livello di professionalità del cittadino-consumatore, in modo che egli abbia accesso ai beni non in base alla moneta posseduta, ma in base ai suoi meriti nello studio e nel lavoro (calcolati tramite crediti);
- previsione del modello di economia simulata (simile ai giochi di economia simulata che avvengono nelle scuole):
- per eliminare gli sprechi della produzione (ad esempio, in ogni supermercato i prodotti sono doppioni, per intercettare il consumatore, sì che dopo la scelta di questo il prodotto doppione viene gettato via), la concorrenza tra le imprese avviene sul piano virtuale:
- dopo approvazione da parte dei consumatori del prototipo, lo Stato dà consenso alla sua produzione nel mondo reale, dando all’impresa vincitrice una licenza per la produzione nel mondo reale,
- fino alla sua revoca in base alle nuove scelte dei consumatori dei nuovi prototipi.
- viene vietata quindi nel mondo reale la sovraproduzione di beni tipica del modello capitalistico.
Nel nuovo modello di produzione, circa il livello-massa, l’economia come organizzazione prevede la perfetta corrispondenza tra
- domanda globale, non collegata al prezzo, ma espressione della frontiera (paniere) dei bisogni espressi dalla popolazione mondiale;
- offerta globale, non collegata al prezzo, ma intesa come frontiera dei beni prodotti che deve perfettamente combaciare con la domanda (ad eccezione che per i beni-lusso).
E’ del tutto evidente che senza questa perfetta corrispondenza, almeno un essere umano è privo dell’essenziale.
Il paniere dei beni essenziali, detto standard (da qui il nome standardismo del nuovo modello proposto) è il seguente (stima in base a considerazione elementari):
DOMANDA GLOBALE
- vestiti
- una casa
- cibo e bevande
- lavoro
- reddito
- un minimo di beni superflui (computer, cellulare, automobile)
- ecc.
OFFERTA GLOBALE
Tutto questo moltiplicato per 8,2 miliardi, meno le élite, con un numero di beni inferiore (ad esempio, le case) considerando che alcuni beni sono per i nuclei familiari.
SISTEMA INDUSTRALE
Il sistema industriale, pubblico e privato, deve garantire la produzione dell’offerta globale, a copertura della domanda globale, ogni giorno, e in ogni momento, perché la domanda globale non risulti scoperta per nessun essere umano, per nessun bene.
STUDI DI ECONOMIA ARTIFICIALE: LIMITI E VANTAGGI DELL’ECONOMIA PIANIFICATA A CONFRONTO CON L’ECONOMIA DI MERCATO
di Giulio Portolan
Da una veloce interrogazione della A.I. (Gemini), si elencano vantaggi e svantaggi dell’economia di mercato e dell’economia pianificata. Secondo le osservazioni di Portolan,
gli svantaggi dell’economia pianificata sono superabili;
quelli dell’economia di mercato no;
i vantaggi dell’economia pianificata (definita da Portolan “artificiale”, in quanto alternativa e opposta a quella spontanea e “naturale” della mano invisibile, libero mercato) sono superiore ai vantaggi dell’economia di mercato.
Elenco vantaggi e svantaggi dei due modelli (fonte: Gemini):
Economia di Mercato
L'economia di mercato, o sistema capitalistico, si basa sulla libera interazione tra domanda e offerta, dove le decisioni economiche sono prese da individui e aziende private. I prezzi fungono da segnale per l'allocazione delle risorse.
- Vantaggi:
- Efficienza: La competizione spinge le imprese a produrre beni e servizi in modo efficiente per mantenere bassi i prezzi e attirare i clienti.
- Innovazione: Le aziende sono incentivate a innovare e migliorare i prodotti per ottenere un vantaggio competitivo.
- Scelta: I consumatori hanno un'ampia varietà di beni e servizi tra cui scegliere.
- Crescita economica: La motivazione al profitto stimola gli investimenti e la crescita.
Svantaggi:
- Disuguaglianza: Può portare a una forte disparità di reddito e ricchezza, dato che il successo dipende dal capitale e dalle capacità individuali.
- Instabilità: Soggetta a cicli economici (boom e recessioni), disoccupazione e inflazione.
- Esternalità negative: Non sempre considera i costi sociali e ambientali, come l'inquinamento.
- Monopoli: Tende a favorire la creazione di monopoli, che possono danneggiare la concorrenza e limitare la scelta dei consumatori.
Economia Pianificata
In un'economia pianificata, le decisioni economiche (cosa, come e per chi produrre) sono prese da un'autorità centrale, solitamente lo Stato. La proprietà dei mezzi di produzione è pubblica.
- Stabilità e sicurezza: Il governo può garantire la piena occupazione e la stabilità dei prezzi.
- Uguaglianza: Tende a una distribuzione più equa del reddito e della ricchezza, con l'obiettivo di soddisfare i bisogni di base di tutti i cittadini.
- Progetti a lungo termine: Permette la pianificazione di grandi progetti a lungo termine, come la costruzione di infrastrutture o lo sviluppo di industrie pesanti, senza dipendere dai cicli di profitto.
- Allocazione delle risorse: Le risorse possono essere allocate in modo mirato verso settori specifici ritenuti prioritari per lo sviluppo nazionale.
Svantaggi:
- Inefficienza: Mancando la concorrenza, le aziende non hanno incentivi a innovare o a produrre in modo efficiente, il che spesso porta a scarsità di beni e bassa qualità.
- Mancanza di scelta: I consumatori hanno poche opzioni, in quanto la produzione è decisa dall'alto.
- Informazione incompleta: Il governo non può conoscere con precisione le preferenze e i bisogni di tutti i cittadini, creando un disallineamento tra offerta e domanda.
- Burocrazia: Il sistema è spesso rigido, lento e burocratico, ostacolando la flessibilità e l'adattamento ai cambiamenti.
OSSERVAZIONI DI GIULIO PORTOLAN:
- Nell’economia di mercato la competizione produce doppioni e quindi sprechi di prodotti non venduti, e risorse per produrli.
- L’innovazione è incentivata dalla competizione e dalla necessità di non soccombere in essa, ma può essere incentivata anche in altro modo…
- L’ampia varietà di scelta per i consumatori è appunto causa di sprechi, e può in ogni caso essere assicurata anche in economia pianificata, ad esempio con “prototipi” prima della produzione reale;
- Le motivazione a investimenti e crescita può essere incentivata in altro modo, e comunque pre-programmata;
- L’instabilità è causata non solo da crisi cicliche, ma proprio dal rischio di mercato, che colpisce imprese, imprenditori e lavoratori.
Abbiamo visto che i vantaggi dell’economia di mercato sono riproducibili anche nell’economia pianificata.
Analizziamo ora gli svantaggi dell’economia pianificata, conservandosi i benefici, dimostrandosi che gli svantaggi sono rimediabili tramite opportuni accorgimenti-strutturali-sistemici, come miglioramento del modello:
CONFUTAZIONE DEGLI SVANTAGGI DELL’ECONOMIA PIANIFICATA
- Innanzitutto Portolan sostiene che la programmazione può essere ottimizzata tramite computer e applicazione dell’A.I. (altro motivo per cui l’economia pianificata è detta da Portolan “artificiale”);
- un altro motivo è che il valore (di un bene o di un’attività lavorativa) può essere stabilito unilateralmente dallo Stato (cosiddetto “principio Re-Mida”);
- la burocrazia può essere resa più snella;
- l’economia di mercato e i suoi vantaggi possono essere simulati (altro motivo che spiega il concetto di artificiale);
- non si esclude in questo modello affatto la pluralità dei prodotti e delle scelte dei consumatori, e questo può essere fatto senza che ci siano sprechi;
- infine, la “motivazione” indotta dalla competizione può essere realizzata e appagata dal contemperamento di detto modello con un forte e rigido sistema meritocratico, in cui il merito è misurato in vari modi, oggettivi, tramite
- premi,
- riconoscimento,
- ricompense
- e incentivi
- per il lavoro;
- per la produttività;
- per la strategia;
- la qualità dei prodotti;
- per l’innovazione e i brevetti.
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